Non è scontato che cristiani delle diverse Chiese si ritrovino in un convegno a parlare di Maria. Pregiudizi consolidati da secoli potrebbero far pensare che si tratti di un tema divisivo. Ma in realtà al convegno “La Madre del Verbo Incarnato e la Santa Casa”, svoltosi sabato scorso a Loreto nella Sala Macchi, erano presenti ortodossi, cattolici e riformati appartenenti al Consiglio delle Chiese
cristiane delle Marche. Si è trattato di un evento ecumenico inserito nel cammino di preparazione alla visita a Loreto di Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli, e al contempo di un primo e costruttivo momento di confronto tra diverse sensibilità teologiche. L’arcivescovo prelato di Loreto, Fabio Dal Cin, ha evidenziato la specificità e la bellezza ecumenica della Santa Casa di Loreto come casa aperta a tutti i cristiani e all’umanità: «È un pezzo di Terra Santa fuori dalla Terra Santa… è un santuario mariano diverso da tutti gli altri, perché all’origine non c’è una apparizione o una immagine» ma «c’è una casa, una reliquia, quello spazio tra le tre pareti che dicono la storicità dell’Incarnazione». Loreto ha una speciale vocazione ecumenica, perché tutti i cristiani radicano la loro fede in Cristo, Verbo Incarnato. Come ha evidenziato il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, presidente della Conferenza episcopale marchigiana, «qui si manifesta un aspetto decisivo, perché ciò che fonda la specificità della fede cristiana rispetto alle altre fedi costituisce la radice più profonda dell’unità tra tutti i cristiani». E se permangono tra le Chiese differenze e questioni teologiche, «tuttavia prima di ogni divisione c’è una sorgente comune, Gesù Cristo, il Verbo Incarnato, dal quale scaturisce la nostra identità di cristiani e nel quale riconosciamo il centro
della fede che professiamo». Dunque, «l’Incarnazione non è soltanto un tema su cui riflettere, ma è il fondamento su cui tutti possono ritrovarsi. Perché, se non cancella le differenze, ci invita a comprenderle nella prospettiva della comune appartenenza a Cristo». La lectio magistralis di monsignor Piero Coda, segretario della Commissione Teologica Internazionale e membro della Commissione per il Dialogo con l’Ortodossia negli ultimi trent’anni, è stata particolarmente intensa per sapienza teologica, profonda spiritualità e al contempo concretezza. Molto suggestiva l’intuizione, in sintonia col magistero di Giovanni Paolo II e di Francesco, che l’Incarnazione del Verbo è avvenuta non solo sul piano personale della vita di Maria, ma anche sul piano delle relazioni umane della famiglia di Nazareth, per cui Giuseppe e Maria insieme accolgono il Verbo Incarnato e lasciano che la loro vita e la loro famiglia sia totalmente trasformata dalla Parola. Una prospettiva che mette in luce la dimensione collettiva della famiglia di Nazareth e la potenza trasformante della Parola che investe e trasforma le relazioni umane. Un invito con profondo significato ecumenico, esistenziale e sociale e una visione profetica di Chiesa che si lascia trasformare dalla Parola. La relazione di padre Luca Santoro, presbitero ortodosso a nome della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, ha sviluppato un ampio excursus storico teologico sui Concili Ecumenici del primo millennio, per poi descrivere gli elementi significativi dell’icona bizantina della Platytera, “Colei che è più ampia dei cieli”. Padre Giuseppe Santarelli, storico dell’arte e studioso, ha presentato le sue ricerche fatte nel corso di sessant’anni, affermando che diversi documenti attestano la presenza originaria di una antica icona orientale nella Santa Casa, andata perduta nel XV secolo. La relazione conclusiva, tenuta dalla sottoscritta in qualità di docente di mariologia e di teologia dell’Ortodossia e della Riforma nell’Istituto Teologico Marchigiano di Ancona, rappresenta un tentativo di ripensare la figura di Maria in prospettiva ecumenica alla luce di Cristo, considerando la centralità della Scrittura e della grazia, temi cari alla sensibilità teologica della Riforma, con puntuali riferimenti agli scritti di Lutero. Una relazione che è stata apprezzata dai cristiani della Riforma presenti in sala e dagli esponenti del Consiglio delle Chiese cristiane delle Marche. Le note della violinista ortodossa Snezana Tintor hanno accompagnato il percorso ecumenico delle relazioni, con brani di Bach in omaggio alla Riforma e con brani della Tradizione Ortodossa. Il clima di fraternità e di reciproca accoglienza percepito a fine convegno testimonia che, come ha evidenziato un vescovo presente, «qualcosa di molto significativo è accaduto». Dal Cin mette in rilievo che dal convegno «davvero sono emerse prospettive nuove appoggiandosi alle reciproche tradizioni», per cui è stato possibile avvertire «consonanze che ci appartengono», per cui «le divisioni sembrano perdere il peso del retaggio storico» alla luce «dei punti comuni che già
troviamo nell’esperienza». Loreto si profila quindi come un ponte tra Oriente e Occidente, e il fatto di collocare nella Santa Casa l’icona bizantina della Santa Madre di Dio con l’iscrizione latina Hic Verbum Caro factum est e con la Scrittura dispiegata, permette ai cristiani delle diverse Chiese di potersi sentire “a casa” con elementi che rispecchiano le loro peculiari sensibilità teologiche. In questo senso, la Santa Casa può dirsi «completa», come afferma Dal Cin, che ha invitato tutti i cristiani delle diverse Chiese a ritrovarsi annualmente per un convegno ecumenico in vista della celebrazione ecumenica del 2031 per i 1.600 anni dal Concilio di Efeso e quindi dalla proclamazione di Maria Theotokos, Santa Madre di Dio.
Viviana De Marco

